La pesca in Laguna

seraia in laguna
scelta delle masanete
preparazione per la vendita
la trata
un peschereccio rientra in porto

Associare Marano con la laguna e la pesca risulta per tutti immediato e logico. E' percepibile anche dal visitatore che giunge qui per la prima volta. In realtà dietro questo fatto c'è forte legame consolidato dai secoli con l'ambiente che ha garantito con i suoi frutti la sopravvivenza a questa comunità.Ancora molte famiglie maranesi traggono il sostentamento dall'attività della pesca, oggi meno in laguna e più in mare aperto, confidando dall'eccezionale capacità di rinnovamento della natura.

I pesci presenti nella laguna appartengono a numerose specie, molte delle quali di interesse economico. Tra i più pregiati ci sono la spigola (o branzino, Dicentrarchus labrax) e l' orata (Sparus auratus), seguiti dalla passera (Platichtys flesus) e dall'anguilla (Anguilla anguilla). Molto abbondanti sono poi i vari cefali (Mugil sp. pl.) e stagionalmente ricercati anche i piccoli ghiozzi gialli (detti "goo": Gobius ophio-cephalus) e i cosiddetti latterini (o "angudele": Atherinaboyeri). Tipica specie di laguna, una tra le poche presenti durante l'intero arco dell'anno per la sua spiccata capacità di resistere agli sbalzi di temperatura e salinità, è il "nono"(Aphanius fasciatus), che si trova in genere anche in zone piuttosto povere d'ossigeno. Per il resto i pesci più grandi tendono a disertare la laguna meno profonda nei mesi invernali, per farvi ritorno in primavera, attratti dalla grande disponibilità di cibo.

Più recente, l'introduzione del mollusco Tapes semidecussatus (= philippinarum), detto "vongola verace", che risulta più vantaggioso economicamente della vongola nativa (Tapes decussatus. Oltre alla pesca delle vongole hanno una certa rilevanza quella delle seppie (Saepia officinalis) e la raccolta di crostacei quali i gamberetti (detti "schile": Crangon crangon; Palaemon adspersus) o le "masenete" (Carcinus mediterraneus: pregiate solo nel periodo della "muta", quando si trasformano in "moleche").

Le tecniche si basano essenzialmente sull'uso di vari tipi di reti o sbarramenti che, un tempo, venivano confezionati utilizzando anche la vegetazione locale, quale la palustre; il flessibile legno di salice, ecc. Tipici strumenti della pesca lagunare sono i "grasiui" (sorta di fitte paratie in rete, fissate su paletti infissi nel fango a distanze regolari) e i "cogoi" (in pratica nasse con imboccature di diametro diverso a seconda della specie ricercata). Un metodo di pesca abbastanza spettacolare è rappresentato dalle "canere" o "canare", reti verticali con un tratto orizzontale, sostenute da galleggianti di canna. I cefali, circondati, cercano di fuggire dalla rete verticale compiendo grandi balzi fuor d'acqua, ma inesorabilmente rimangono intrappolati in quella orizzontale. Fino a pochi anni fa venivano utilizzate altri sistemi, ora meno praticati, che grazie all'abbondanza di pesce garantiva comunque  il sostentamento, come il "parangal", "palmolà", le"paselere", le "nase", ecc.

Le tecniche e gli strumenti oggi disponibili hanno profondamente mutato i sistemi di pesca tradizionale che rappresenta comunque una limitata risorsa se paragonata a quella derivante dalla pesca in mare aperto, capace di garantire quantità e varietà maggiori di prodotto.