San Vio

Una dette più antiche immagini del corteo marino (1920)

15 GIUGNO: SAN VIO

"San Vio, el mejo santo che gà Dio" La festa di S. Vito, è quella che ha maggiormente fatto conoscere al Friuli ed alla Regione, Marano, nelle sue peculiarità religiose più genuine e caratteristiche. La processione sulle acque della laguna è una delle manifestazioni religioso-folkloristiche più belle che si possano ancor oggi vedere.

Santi patroni Vito, Modesto e Crescenza
Edizione vecchia

Ieri

Grande festa popolare, per la durata di tre giorni. Si iniziava la vigilia, con il lavoro di preparazione delle barche scelte per la processione e con il canto dei 1mi Vespri, che veniva fatto in Chiesetta del Cimitero. La sera della vigilia si dava anche l'avvio alle danze sul tavolaccio, allestito in Piazza Grande. Questa tradizione del ballo nei giorni di festa non era tanto gradita alle autorità religiose, che tuonavano dal pulpito e minacciavano di non far passare la Processione per la Piazza, ma poi finivano sempre per chiudere un occhio. Il15 mattino, il paese era tutto in animazione. Maranesi e forestieri tutti in gringola per la Processione, che partiva dalla Parrocchiale alle 9, si imbarcava al molo della Pescheria e poi, trainata dai baldi coscritti, dopo circa un'ora di faticoso cammino, raggiungeva il Cimitero, dove un prete forestiero, "di solito un can grande", celebrava la Messa e teneva un'infuocata omelia. Poi la Processione si ricomponeva, si imbarcava di nuovo, per arrivare a Marano, alla parrocchiale, dopo mezzogiorno. Nel pomeriggio i Vespri Solenni, e poi la festa popolare, che si prolungava nei due giorni successivi, in Chiesa con la celebrazione della Dedicazione, il 16, e con una processione votiva "drio le mura" il 17; fuori Chiesa, con una specie di fiera, fatta di bancarelle, giochi popolari, suoni e soprattutto ballo popolare.

Edizione vecchia

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L'autorità religiosa però, mal sopportava tutto ciò; leggiamo infatti nel libro storico in data 20.6.22: "Sono piuttosto feste profane che religiose. I numerosi divertimenti (giostre, altalene, tiri a segno, serragli...) distraggono la popolazione e spillano denaro. Il ballo indecente dà l'ultimo tocco di mondanità. Suoni di organetti a manubrio, di orchestrofani, canti di laceranti i timpani, tutta musica da fiera e da mercato; fischi di sirene, colpi di flobert, canti .sguaiati di ubriaconi, urla di fantolini, sbornie generali di uomini e di donne...". Così nel 1922, ma abbiamo notizie molto più antiche al riguardo della festa, della animazione popolare, del modo turbolento di viverla e quindi dei problemi che essa comportava per l'ordine pubblico. A regolare tali feste, poiché potevano anche nascere baruffe e tumulti, il Consiglio della Comunità deputava un Capitano, che aveva compiti più di ordine pubblico che organizzativo (Capitolo 18° dello Statuto della Magnifica Comunità, 1623). Nel Libro delle Parti, nella Regolamentazione delle spese della Comunità, a riguardo della Festa di S.Vito, si stabilisce: "Per caricare li mascoli, soliti a solennizzare la Festività dei Santi Vito, Modesto e Crescenza, le siano accordate libbre 10 di polvere e non più; lire tre di contadi per la fattura di caricarli nella semola e legna; e altre due lire alla persona che li darà foco e condurrà ove è necessario; e così pure siano bonificate altre quattro di polvere da distribuire ai soldati maranesi nell'incontro di detta solennità, onde possano caricar i loro archibugi e non più" (Libro delle Parti 25.4.1770). E ancora 1'8.4.1776: licenza di libero mercato per i giorni di festa: "in detti giorni, come liberi e franchi per antichissima consuetudine, possa chiunque tanto del paese, quanto forestiero, vendere liberamente qualunque mercanzia, riservati soltanto i pubblici riguardi...". Tutto ciò dà un'idea di quello che era, fino agli inizi di questo secolo, la festa di S. Vito.

Immagini di edizioni dal 1940 al 1955
Immagini di edizioni dal 1940 al 1955

Oggi

La festa ruota ancora sui due pilastri della parte religiosa e della parte esterna, ma questo in forma più ridotta. La Processione si fa al mattino della Domenica successiva al 15 ( e ciò è stato stabilito a seguito di Referendum). Si parte dalla Parrocchiale, ci si imbarca al molo sui grossi natanti a motore; la barca del Clero è munita di baldacchino, le altre sono pavesate a festa. La lunga teoria di barche (sono quelle che giornalmente vanno in mare) sulle quali prendono posto i maranesi ed i tanti forestieri, raggiunge il centro della Laguna; qui viene fatta la benedizione del mare e gettata una corona di fiori in memoria di coloro che sono morti durante l'espletamento del loro lavoro, in mare e in laguna. È molto suggestiva la

coreografia che si forma durante questo rito, con la barca dei Santi al centro e tutte le altre in cerchio a farle corona. Poi la processione riprende la via del ritorno, si ferma al molo del Cimitero, sbarca, e, sempre in Cimitero, nel pronao della Chiesetta, dedicata ai Santi, vie-ne celebrata la S.Messa, accompagnata dal canto del popolo, che ancora usa le antiche melodie della messa detta "maranese".

Dopo la celebrazione, la Processione si ricompone di nuovo, si reimbarca e raggiunge Marano per

concludersi in chiesa. Nel pomeriggio i Vespri Solenni, in canto popolare, completano le celebrazioni religiose. Dal punto di vista esterno continua la tradizione della fiera, ma in modo molto ridotto; ci sono di solito anche due serate musicali, una a carattere culturale, con un gruppo corale, ed una a carattere ricreativo-popolare, con un complesso musicale. Non c'è più ballo ne tavolaccio.

Immagini di edizioni dal 1940 al 1955
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